America Latina e Caraibi: investire nel trattamento delle acque

30 Aprile 2020

L’America Latina e i Caraibi necessitano di notevoli investimenti per colmare un ritardo storico nelle infrastrutture per il trattamento delle acque: un report della World Bank (“From Waste to Resource. Shifting paradigms for smarter wastewater interventions in Latin America and the Caribbean”) pubblicato a marzo, indica la strada percorrere.

Anche se circa il 97% delle famiglie della regione ha accesso a fonti di acqua potabile, questo dato non riflette la sostenibilità e la qualità dei servizi idrici. Circa l'87% della popolazione può contare su forme di servizi igienico-sanitari di base, ma solo il 31% può usufruire di servizi igienico-sanitari sicuri, gestiti secondo gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Inoltre, si stima che unicamente il 66% della popolazione sia collegato al sistema fognario (con un allarmante dato del 18% nelle zone rurali e del 77% nelle aree urbane) e che solo il 30–40% delle acque reflue venga trattato. In confronto, nei paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), l'81% della popolazione è collegata a un sistema fognario e il 77% gode di un trattamento delle acque reflue da parte di un impianto.

Questi dati sottolineano l’urgenza con cui i paesi dell’America Latina e dei Caraibi devono confrontarsi per raggiungere entro il 2030 uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile indicati dalle Nazioni Unite: quello dell’acqua pulita e di adeguate strutture igienico-sanitarie. I paesi dell’area (escluso Cile, Uruguay e gran parte dei paesi dei Caraibi) dovrebbero investire un importo tra i 3,4 e i 11,8 miliardi di dollari all'anno per il periodo 2016–30 (dedicati circa il 95% aree urbane): con tali importi si potrebbero servire i 307 milioni di persone che ancora non usufruiscono nell’area di servizi idrico-sanitari sicuri.

Il report suggerisce alcune linee di intervento per sfruttare pienamente il potenziale e i benefici rappresentati dal trattamento delle acque, in un’ottica di economia circolare.

«Le acque reflue sono e devono essere considerate una risorsa preziosa da cui è possibile estrarre energia e sostanze nutritive, nonché una fonte addizionale di acqua», afferma il rapporto «Le acque reflue possono essere trattate in varie modalità per soddisfare la domanda di diversi settori, compresi l'industria e l'agricoltura. Possono essere usate per mantenere i flussi ambientali e anche riutilizzate come acqua potabile. Il trattamento delle acque reflue per consentirne il riutilizzo è una soluzione al problema della scarsità d'acqua nel mondo, perché permette di destinare le scarse risorse di acqua dolce ad altri usi o di favorirne la preservazione. Inoltre, i sottoprodotti del trattamento delle acque reflue possono diventare preziosi per l'agricoltura e per la produzione di energia, rendendo gli impianti di trattamento delle acque reflue più sostenibili dal punto di vista ambientale e finanziario».

Il rapporto raccomanda di pianificare gli investimenti per il recupero e il trattamento delle acque reflue a livello di bacino, passando da singoli interventi ad hoc a una pianificazione integrata dei bacini fluviali. Questa soluzione permette di affrontare tutte le priorità di approvvigionamento, distribuzione e trattamento delle acque all'interno di aree idrologiche definite, coordinando gl’interventi pubblici e privati. In Ecuador, la città portuale di Guayaquil ha per esempio promosso la creazione un fondo (Fondo de Agua) per pulire e preservare il bacino del fiume Daule. Il suo piano d'azione include il monitoraggio e il controllo della qualità dell'acqua, il trattamento delle acque reflue, il controllo dell’erosione e del rimboschimento. La città ha anche sviluppato un piano integrato per la gestione delle acque reflue basato su una modellizzazione idrologica del bacino del Daule, per comprenderne le caratteristiche e valutare il livello di trattamento necessario per soddisfare gli standard qualitativi. La modellazione ha mostrato che il livello di trattamento delle acque reflue potesse essere inferiore a quanto inizialmente prospettato, poiché il bacino idrico possiede una capacità di assorbimento maggiore delle prime stime. Questo dato ha comportato una maggiore efficacia degli investimenti necessari.

Una seconda raccomandazione è quella di investire per costruire le utility del futuro, passando da impianti di trattamento delle acque reflue a impianti di recupero capaci di sfruttare tutte le componenti delle acque reflue: l’acqua (per l'agricoltura, l'ambiente, l'industria e anche per usi domestici), le sostanze nutritive (azoto e fosforo) e l’energia, in una prospettiva di vera economia circolare. L’impianto di trattamento delle acque reflue di San Jeronimo a Guanajuato, in Messico, utilizza un tradizionale processo di digestione anaerobica per trattare i fanghi. Il biogas prodotto nei digestori viene elaborato e convertito in generatori da 500 chilowatt (kW) di energia elettrica. Attualmente con il biogas generato in un giorno di funzionamento l'impianto può coprire l'uso dell’elettricità durante le ore di picco tariffario (tre ore al giorno). Durante il resto del giorno l'impianto si basa sull'elettricità acquistata dalla rete. Un audit energetico sull’impianto ha però mostrato che una serie di misure di efficienza a basso costo nel sistema di aerazione, combinato con la co-digestione di rifiuti esterni nei digestori anaerobici esistenti, potrebbero trasformare l’impianto in un produttore netto d’energia.

In un’area del pianeta in cui le città continuano a crescere si apre l'opportunità per realizzare investimenti pubblici e privati nel modo più sostenibile ed efficiente possibile. Il futuro sviluppo urbano richiede infatti approcci che minimizzino il consumo di risorse e si concentrino sul loro recupero. In questo contesto il trattamento delle acque reflue può essere un esempio di un cambiamento di paradigma: da costo di un servizio a generatore autosufficiente di benefici per il pianeta.