Cambiamento climatico
ed eventi metereologici estremi.

Come difendere le nostre città dal rischio di inondazioni.

Non solo rischio siccità: il riscaldamento globale sta causando anche un incremento delle inondazioni perché un’atmosfera più calda è generalmente più umida e quindi trattiene e poi scarica maggiori quantità di acqua. Un articolo (“Flooding and Climate Change: Everything You Need to Know”) pubblicato sul sito del Natural Resources Defense Council (NRDC) nell’aprile di quest’anno fa il punto sulla situazione negli Stati Uniti. Il paese ha registrato dal 1901 a oggi un aumento medio della temperatura di circa un grado Celsius, divenendo anche di circa il 4% più umido, soprattutto nella parte orientale. Nel nord-est i fenomeni metereologici estremi generano circa il 27% di precipitazioni in più rispetto a un secolo fa. Oggi circa 41 milioni di abitanti negli Stati Uniti sono a rischio di inondazioni lungo fiumi e torrenti e 8,6 milioni vivono in aree suscettibili di inondazioni costiere. Secondo il Climate Science Special Report negli USA le inondazioni costiere sono raddoppiate nel giro degli ultimi decenni. Anche i cosiddetti “flash flood” (inondazioni causate da piogge violente di breve durata) sono un fenomeno sempre più diffuso.

Anche in Europa il cambiamento climatico sta influenzando gli eventi alluvionali. Uno studio (“Changing climate both increases and decreases European river floods”) pubblicato nell’agosto di quest’anno dalla rivista “Nature” e basato sul monitoraggio dei flussi fluviali annuali in oltre 3.700 stazioni di controllo europee dal 1960 al 2010 ha mostrato come questi i flussi siano aumentati nell'Europa nord-occidentale di circa il 18% ogni decennio con relativo aumento delle inondazioni. Nell'Europa meridionale e orientale, invece, le precipitazioni totali sono diminuite, ma è aumentato il rischio di “flash flood”, soprattutto in aree urbane. Questo trend è legato ad un aumento degli eventi di precipitazione estrema e ad una crescita delle aree urbanizzate che limitano la capacità di infiltrazione dei bacini idrografici.

Uno special report (“The Ocean and Cryosphere in a Changing Climate”) pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nel settembre di quest’anno stima a 100 miliardi di dollari l’ammontare annuale dei danni causati da inondazioni.

Difendersi e prevenire il rischio di inondazioni e alluvioni è quindi divenuto un imperativo, soprattutto per le aree densamente popolate. Come illustra Corrado Camera, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Milano: «Allagamenti e inondazioni in aree urbanizzate possono essere affrontanti attraverso un’attenta gestione dell’intero bacino idrografico dei corsi d’acqua soggetti ad esondazione e non solo delle aree urbane in senso stretto. La regola generale consiste nell’aumentare la possibilità d’infiltrazione o di invaso delle acque a monte dell’area urbana, così da limitare l’onda di piena che la attraversa. La comunità scientifica sta inoltre compiendo molti sforzi per sviluppare sistemi di previsione e allerta basati su un insieme di modelli idrometeorologici, i cui risultati vengono interpretati su base probabilistica (Hydrological Ensemble Prediction). I processi atmosferici che portano ad eventi di precipitazione sono vari e complessi, per questo motivo si tende sempre più spesso a basare le previsioni meteorologiche e quelle di inondazione non su un singolo modello, ma su un loro insieme».

Tra i modelli predittivi quelli basati sull’Artificial Intelligence (AI) possono offrire un notevole contributo per ridurre i rischi e i danni legati alle inondazioni. Google, per esempio, sta sviluppando una piattaforma di intelligenza artificiale per prevedere inondazioni in India e avvisare gli utenti. Come scrive Yossi Matias, l’ingegnere responsabile del progetto sul blog di Google: «Nei nostri modelli vengono inseriti un’ampia varietà di elementi - dagli eventi storici alla lettura del livello del fiume, dalla tipologia di terreno all'altezza di un'area specifica. Da questo punto di partenza iniziamo a generare mappe e a produrre fino a centinaia di migliaia di simulazioni in ogni posizione. Con queste informazioni abbiamo creato modelli di previsione delle alluvioni fluviali che possono prevedere con maggiore precisione non solo quando e dove potrebbe verificarsi un'alluvione, ma anche la gravità dell'evento». L’Artificial Intelligence può essere utilizzata anche per monitorare le inondazioni urbane. Alcuni ricercatori dell'Università di Dundee nel Regno Unito hanno sviluppato un modello che combinando immagini e dati provenienti da Twitter e altre app mobili consente di monitorare e prevedere i danni causati dalle inondazioni.

Prevedere tuttavia non basta: è necessario che le aree urbane sviluppino piani a lungo termine per la gestione strutturale delle inondazioni. Salini Impregilo, per esempio, ha collaborato al Clean Rivers Project di DC Water, l’utility dell’acqua di Washington, D.C. Salini Impregilo ha costruito dapprima l’Anacostia River Tunnel, un tunnel idraulico che si sviluppa in larga parte sotto l’omonimo fiume, un affluente del fiume Potomac. Quando vi sono piogge intense il tunnel raccoglie le acque reflue e le acque piovane che altrimenti esonderebbero nei corsi d’acqua, inquinandoli (Combined Sewer Overflows or "CSOs"). Il secondo tunnel, chiamato “Northeast Boundary Tunnel (NEBT)”, sarà in grado di aumentare la capacità dell'attuale sistema fognario cittadino e ridurre frequenza, forza e impatto delle inondazioni. L’acqua in esso raccolta verrà infine incanalata al Blue Plains Advanced Wastewater Treatment Plant.