“Digital Water is already here”

International Water Association: le tecnologie digitali per combattere il rischio siccità nelle megalopoli del futuro.

5 Settembre 2019

Una crescita impetuosa che non conosce soste e che sta segnando il nostro pianeta. Nel 1990 le megacities (aree urbane con oltre 10 milioni di abitanti) erano 10, con una popolazione aggregata di circa 153 milioni di abitanti. Nel 2018 erano diventate 33, con 529 milioni di abitanti. Saranno 43 nel 2030, secondo i dati dell’ultima edizione dello studio dell’United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO) intitolato “Water, Megacities and Global Change”. Questa crescita impone una sfida cruciale: quella di offrire beni e servizi essenziali, tra cui, in primis, l’acqua, a popolazioni che vivono in aree urbane relativamente ristrette che si sono dimostrate anche le più vulnerabili davanti a fenomeni naturali quali uragani o periodi di siccità.

In questo scenario le nuove tecnologie digitali rivestono un ruolo determinante, perché consentono di raccogliere dati preziosi sui flussi in tempo reale e razionalizzare l’utilizzo delle risorse: tale è l’efficacia di queste tecnologie da promettere una riduzione dell'impatto che la crescita della popolazione e lo sviluppo economico hanno di norma sul consumo di acqua. Solo investendo in un futuro digitale potremo garantire la sopravvivenza del pianeta. Questa è la principale conclusione del rapporto “Digital Water. Industry leaders chart the transformation journey”, pubblicato dall’International Water Association e Xylem, azienda americana attiva nel settore delle tecnologie per l’acqua, lo scorso 11 giugno.

Basato sulle interviste a oltre 50 executive di utilities e 20 esperti del settore, il documento traccia la mappa dei cambiamenti che le nuove tecnologie digitali stanno apportando all’approvvigionamento e alla fornitura dell’acqua nei nuovi contesti urbani ad alta densità abitativa. L’emblematico punto di partenza del rapporto è rappresentato dal “Day Zero”, la possibile data in cui nel 2018 Città del Capo (Sud Africa) ha rischiato di non poter più offrire acqua ai propri abitanti, prima fra le grandi città del mondo. Sebbene l’allarme sia rientrato, anche altre grandi città come San Paolo, Shenzhen e Jakarta stanno affrontando gravi problemi alla loro rete idrica e alla qualità del servizio. La digitalizzazione della rete è quindi il punto chiave per gestire in maniera più efficiente e resiliente l’infrastruttura.

Una best practice citata nel rapporto è Taipei, città con una lunga storia di siccità e di crisi idriche. Come ha dichiarato Chen Jiin-Shyang, CEO del Water Department di Taipei: «Dal momento in cui [siamo passati a utilizzare a soluzioni digitali come] l'uso di sensori, contatori intelligenti e sistemi di controllo della pressione abbiamo risparmiato acqua, offrendo un concreto aiuto a una città con gravi problemi idrici. Il risultato è stato che la grande area di Taipei non subisce una carenza idrica da 17 anni».

Un problema pressante per molte megacities, soprattutto per quelle che hanno avuto tassi di crescita più elevati in anni recenti. Lo studio dell’Unesco citato in apertura indica che solo l’8% della popolazione di Lagos ha accesso all’acqua potabile, il 50% a Mumbai e il 64% di Kinshasa.

L’adozione delle nuove tecnologie digitali da parte delle utilities non è tuttavia semplice. Gli esperti intervistati dall’International Water Association citano come fattore essenziale l’impegno del top management nel supportare i processi di digital transformation. A questo proposito David Johnson, un manager del Las Vegas Valley District ha dichiarato: «Come public utility, il fatto che il nostro consiglio di amministrazione abbia adottato obiettivi [digitali], rendendoli una priorità, ci ha aperto la strada per allocare finanziamenti sui progetti». E ha inoltre aggiunto che le barriere durante il processo di introduzione delle tecnologie digitali sono state significativamente ridotte grazie alla forte leadership a livello di consiglio di amministrazione. Uno studio del GWI (Global Water Intelligence), citato nel rapporto, prevede che la domanda globale per le soluzioni di controllo e monitoraggio della rete salirà a 30,1 miliardi di dollari nel 2021, un mercato che le utilities con piattaforme digitali preesistenti abbracceranno con maggiore facilità.

Un altro fattore critico di successo è rappresentato dal coinvolgimento di tutta la struttura aziendale. «La strategia digitale deve diventare una strategia aziendale», ha dichiarato Biju George di DC Water – Utility di Washington DC - «Non è un’opzione che accade naturalmente, ma che deve essere attentamente pianificata. Bisogna formare i propri dipendenti, rivedere ogni singolo processo. È necessario progettare i sistemi aziendali in modo da fornire una quantità sufficiente di dati, che rappresentano la giusta diversità (meno correlazione) necessaria per prendere decisioni efficaci».

I benefici dell’adozione delle nuove tecnologie digitali bilanciano ampiamente gl’investimenti e le difficoltà nell’introduzione. Secondo il GWI i potenziali risparmi sulla spesa totale nel quinquennio 2016-2020, resi possibili dalla digitalizzazione del settore dell’acqua, sono enormi: circa 176 miliardi di dollari per i servizi di trattamento, distribuzione, gestione clienti e metering dell’acqua potabile e circa 146 miliardi di dollari per il trattamento delle acque reflue.

Un primo beneficio è rappresentato dalla maggiore resilienza e sostenibilità delle infrastrutture. Il rapporto calcola in 300 miliardi di dollari i costi annui legati a disastri naturali o generati dall’uomo relativi all’acqua. Prevedere uragani, alluvioni o siccità mediante la digitalizzazione permetterà ingenti risparmi agli enti governativi, e quindi ai cittadini.

Un secondo vantaggio è rappresentato dal cambiamento delle relazioni fra utenti e fornitori di servizi. Molte water utilities stanno cercando infatti di favorire l’introduzione di tecnologie digitali per sviluppare modalità d’uso dell’acqua più consapevoli da parte dei cittadini. Uno studio dell’agenzia idrica di Singapore (PUB- Public Utilities Board) ha evidenziato, per esempio, come l’utilizzo di smart device alla doccia permetta di risparmiare fino a cinque litri d’acqua al giorno.

Un terzo vantaggio è rappresentato dal potenziamento delle capacità umane mediante l’uso dell’Intelligenza Artificiale e di tecnologie quali la realtà virtuale. Lungi dal sottrare posti di lavoro, queste nuove applicazioni permettono di ridurre i rischi grazie a simulazioni e scenari digitali che permettono insieme di risparmiare ingenti somme nella progettazione e nel mantenimento delle infrastrutture. Uno studio di PwC (“Sizing the prize. What’s the real value of AI for your business and how can you capitalise?”) ha stimato in 15,7 trilioni di dollari il contributo globale dell’Intelligenza Artificiale all’economia mondale nel 2030.

In uno scenario in cui le tecnologie digitali sono ormai pervasive in tutti i settori, è inevitabile che arrivassero al mondo dell’acqua. Come sottolinea in chiusura il rapporto è però necessario che questa adozione, perché sia realmente efficace, coinvolga utilities, consumatori, startup, enti governativi e aziende di altri settori per creare un nuovo ecosistema digitale idrico.