Le microplastiche:
una minaccia per il futuro dell’acqua?

L’Unione Europea in prima linea nella sfida per un futuro sostenibile.

22 Agosto 2019

Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo: una quantità pari a 33.800 bottigliette di plastica gettate in mare ogni minuto. Questo l’ultimo allarme lanciato lo scorso 7 giugno dall’organizzazione internazionale World Wildlife Federation (WWF), in occasione della pubblicazione del report Fermiamo l’inquinamento da Plastica: come i Paesi del Mediterraneo possono salvare il proprio mare.

Ma il tema dell’inquinamento da microplastiche, le particelle di materiale plastico presenti ormai in tutti gli ecosistemi, è diventato oggetto di attenzione da parte dei principali centri di ricerca internazionale e dei media a causa delle gravi possibili conseguenze sulla vita dell’intero pianeta.

Nel maggio di quest’anno la Bangor University nel Galles ha pubblicato i principali dati di una ricerca condotta in dieci siti idrici (laghi, fiumi, serbatoi) nel Regno Unito in collaborazione il gruppo di attivisti “Friends of Earth”. In tutti i siti esaminati, persino in luoghi remoti che si credevano incontaminati come le cascate di Dochart o il lago Loch Lomond in Scozia, è stata evidenziata la presenza di tracce di microplastiche (2 o 3 particelle per litro). Una concentrazione molto bassa rispetto alle 80 particelle per litro del Tamigi a Londra o alle oltre 1.000 del Tame nell’area di Manchester, ma sicuramente una testimonianza della portata ormai globale del fenomeno. La ragione di una così estesa presenza di microplastiche ha una duplice origine: accanto alle microplastiche primarie provenienti dalle lavorazioni industriali, sono presenti anche le microplastiche secondarie, originate dalla frammentazione e dal degrado di oggetti in plastica.

Una seconda ricerca, resa pubblica nel febbraio di quest’anno, svolta dalla National University of Singapore (NUS), ha mostrato come le superfici delle microplastiche possano essere “agganciate” da batteri tossici ed entrare nella catena alimentare. «Le microplastiche formano gran parte dell'inquinamento da plastica negli ambienti marini. Gli organismi marini possono consumare involontariamente microplastiche e questo potrebbe portare all'accumulo e al successivo trasferimento di agenti patogeni marini nella catena alimentare. Pertanto, comprendere la distribuzione delle microplastiche e identificare gli organismi ad esse collegati sono passaggi cruciali nella gestione dell'inquinamento da plastica su scala locale e globale», ha affermato il professor Sandric Leong, responsabile della ricerca e Senior Research Fellow al Tropical Marine Science Institute (TMSI) della National University of Singapore (NUS), nel comunicato stampa di presentazione dei risultati della ricerca.

Anche il magazine statunitense Time, nel maggio di quest’anno, ha dedicato un articolo al tema delle microplastiche, soffermandosi in particolare sulle possibili conseguenze per l’uomo. Phoebe Stapleton, ricercatrice di farmacologia e tossicologia alla Rutgers University, ha sottolineato nell’articolo come alcune di queste particelle di plastica siano abbastanza piccole da passare, attraverso i tessuti protettivi del corpo, nel flusso sanguigno e negli organi. Ci sono anche evidenze su animali e tessuti di laboratorio che suggeriscono come le donne in gravidanza possano trasmettere queste microplastiche al feto. Ciò che non è chiaro, tuttavia, è come questa esposizione alla plastica influenzi la salute umana. «Purtroppo, al momento, non conosciamo i risultati tossicologici di queste esposizioni», ha affermato l’esperta, «l'idea che la plastica si stia accumulando nei nostri corpi può far paura e mettere a disagio, ma gli studi per dimostrare quali siano gli effetti negativi devono ancora essere fatti».

L’importanza del tema e la necessità di sensibilizzare decisori e opinione pubblica rispetto a quella che si configura come una vera e propria emergenza ambientale, ha fatto sì che la Commissione europea rilasciasse nel luglio del 2018 uno “initial statement”, redatto da un comitato scientifico, in cui si leggeva, fra l’altro che «la relativa scarsità attuale di dati scientifici sul rischio tossicologico delle microplastiche non è un motivo per consentire il loro continuo rilascio nell'ambiente – è meglio prevenire oggi che curare domani, quando la scienza potrebbe essere in grado di valutare i rischi ambientali in modo più completo».

Nell’aprile del 2019 la Commissione europea ha quindi dato alle stampe un “indipendent expert report” intitolato “Environmental and Health Risks of Microplastic Pollution”, che intendeva fare il punto sullo stato della ricerca in materia di microplastiche. Il rapporto afferma che «sebbene le prove attualmente disponibili suggeriscano che l'inquinamento da microplastica non rappresenti oggi un rischio diffuso per l'uomo o l'ambiente, ci sono motivi significativi di preoccupazione ed è necessario adottare misure precauzionali». Il report si conclude infatti con un elenco di misure per prevenire o ridurre l’inquinamento da microplastiche, su cui la Commissione dovrebbe esprimersi in ambito legislativo.

Il crescente interesse dell’opinione pubblica sul tema si riflette in un maggiore attenzione da parte di aziende, municipalità e organizzazioni che producono o distribuiscono acqua potabile. In questo senso un esempio virtuoso di responsabilità sociale è rappresentato dalla Norsk Vann BA, un'organizzazione che raccoglie i principali operatori pubblici e privati nella produzione e distribuzione di acqua potabile in Norvegia, che lo scorso anno ha presentato un report intitolato “Mapping microplastic in Norwegian drinking water”, al fine di analizzare la presenza di microplastiche in 24 siti idrici. Lo studio, pur sottolineando la bassa presenza di microplastiche nelle aree di interesse, evidenzia la necessità di aumentare gl’investimenti in ricerca per identificare i potenziali rischi per l’uomo e per il pianeta connessi a queste sostanze.

Solo la cooperazione fra ricerca scientifica, aziende e istituzioni pubbliche può aiutarci ad affrontare questa sfida, prima che sia troppo tardi.