Qualità dell’acqua: una crisi invisibile.

Informazione, prevenzione e investimenti per invertire la rotta.

9 Gennaio 2020

Circa l'80% delle acque reflue del mondo - e oltre il 95% in alcuni paesi in via di sviluppo - viene ancora rilasciato nell'ambiente senza trattamento. L’inquinamento dell’acqua è un rischio concreto per la nostra salute, ovunque. Agricoltura, microplastiche e urbanizzazione sono le principali cause di questo fenomeno, analizzato nel report “Quality Unknown. The Invisible Water Crisis”, pubblicato recentemente dalla Banca Mondiale.

Un inquinamento difficile da monitorare e i cui rischi sono in parte sconosciuti, nonostante le nuove tecnologie. Al contrario dell’aria, per cui pochi parametri sono sufficienti a verificarne la qualità, per l’acqua enti come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno identificato migliaia di possibili agenti contaminanti, quali sali, prodotti chimici, batteri e virus. Una gamma di inquinanti in costante aumento: solo negli Stati Uniti, l'Environmental Protection Agency (EPA) identifica ogni anno circa mille nuovi prodotti chimici potenzialmente pericolosi per le acque.

L’agricoltura è responsabile di circa il 70% delle estrazioni di acqua dolce a livello globale ed entro il 2050 è previsto un aumento dei prelievi del 20%, a causa della crescita della popolazione mondiale a 9 miliardi. L’agricoltura tuttavia non solo assorbe risorse idriche, ma contribuisce anche in maniera decisiva al loro inquinamento mediante l’uso estensivo di fertilizzanti contenenti azoto, causa preponderante dell’ipossia delle fonti idriche, la mancanza di ossigeno disciolto nell'acqua che può richiedere secoli per essere ricostituito. Come indica il rapporto, alcuni scienziati suggeriscono che il mondo potrebbe aver già superato i confini di sicurezza per la presenza di azoto e che esso rappresenta la più pericolosa fonte di inquinamento del nostro pianeta, superando persino il carbonio.

La plastica è divenuta la causa più evidente di inquinamento dell’acqua. Dagli anni '50 l'umanità ha prodotto 8,3 miliardi di tonnellate di plastica, di cui il 90% non è stato riciclato. Si stima che tra i 4,8 e i 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscano ogni anno negli oceani nelle sole regioni costiere. Ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti di plastica entrano in mare dai 20 fiumi più inquinati al mondo, la maggior parte dei quali situati in Asia, che rappresentano il 67% delle emissioni fluviali globali. La rimozione della plastica, una volta in acqua, è difficile e costosa. Ci vorranno secoli, se non millenni prima che questi rifiuti scompaiano totalmente. Nel frattempo le microplastiche, il prodotto della degradazione di oggetti contenenti plastiche, sono diventate onnipresenti in tutto il mondo. Alcuni studi hanno evidenziato che le microplastiche sono presenti nell'80% delle fonti mondiali di acqua dolce, nell'81% dell’acqua del rubinetto e nel 93% dell’acqua in bottiglia.

Nel 2050 la percentuale della popolazione mondiale che vivrà nelle aree urbane passerà dal 55 al 68%, con tassi di crescita più significativi negli agglomerati urbani in Africa e in Asia. È stato calcolato che una crescita del 10% delle aree urbane comporta un peggioramento medio dell’1.4% della qualità dell’acqua. Il rischio maggiore è rappresentato dall’aumento della salinità delle acque potabili, causato da fenomeni quali il deflusso di acque piovane contaminate e di acque reflue di scarico. Un fenomeno non nuovo: alcuni storici sono concordi nel ritenere che l’aumento del tasso salino dell’acqua, dovuto alle prime forme di agricoltura intensiva e di urbanizzazione, fu la causa del collasso della civiltà sumera. Inoltre, anche nelle aree urbane dei paesi più sviluppati, si registra un aumento della presenza di batteri resistenti agli antimicrobici, di funghi e amebe resistenti agli agenti antimicotici e di macro parassiti resistenti ai farmaci.

Anche se non vi sono facili soluzioni a un problema così complesso e diffuso, il report suggerisce alcune linee d’azione. In primo luogo è necessario accrescere il livello delle informazioni sulla qualità dell’acqua, mediante sistemi di monitoraggio delle principali fonti di approvvigionamento. In secondo luogo devono essere adottati a livello nazionale precisi quadri normativi in grado di prevenire l’inquinamento, disincentivando mediante apposite imposte l’uso di prodotti potenzialmente pericolosi per le acque. Infine devono essere dedicate risorse agli investimenti per il trattamento delle acque, puntando sulle nuove tecnologie che consentono processi più efficaci ed economici.