Risorse idriche e
disuguaglianza

Nuovo Rapporto ONU: nonostante un miglioramento globale, l'accesso universale è ancora lontano

27 Giugno 2019

Mai nella storia così tanti esseri umani hanno avuto accesso ad acqua in quantità sufficiente per dissetarsi e curare l’igiene delle case e della persona.

Ma nonostante i notevoli progressi nel migliorare l'accesso all'acqua potabile per miliardi di persone dall'inizio del secolo, molta strada resta ancora da fare prima che questo diritto fondamentale diventi realmente universale.

Questa la conclusione del nuovo rapporto delle Nazioni Unite “Progress on drinking water, sanitation and hygiene 2000-2017” pubblicato il 18 giugno 2019 dal programma di monitoraggio congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF).

Grazie alle politiche governative e agli investimenti per ridurre le disuguaglianze, la percentuale della popolazione con accesso ai servizi idrici minimi è aumentata di otto punti percentuali tra il 2000 e il 2017. Questo in linea con gli sforzi internazionali nel quadro del raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall'ONU per il 2030.

Nel 2017 il 90% della popolazione mondiale aveva accesso a ciò che lo studio descrive come «servizi di base per l'acqua potabile, cioè fonti di acqua potabile protette che richiedono un viaggio di andata e ritorno della durata di 30 minuti. Queste fonti comprendono acqua convogliata, pozzi scavati e pozzi realizzati tramite tubazioni, sorgenti protette e acqua imbottigliata o consegnata. Questo dato racconta un enorme passo avanti se lo si confronta ai numeri del 2000, quando solo l'82% della popolazione mondiale godeva di questi servizi.

Contemporaneamente, il divario tra città e aree rurali si è ridotto di 10 punti percentuali: la copertura urbana con «servizi di base per l'acqua potabile» è leggermente aumentata dal 95% al 97%, mentre la copertura rurale è molto migliorata, passando dal 69% all'81%.

Sebbene il miglioramento sia notevole, il trend non è abbastanza rapido da consentire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite. «Se la crescita resterà stabile, la copertura nel 2030 si attesterà intorno al 96%, senza raggiungere il tanto atteso “accesso universale”», prosegue lo studio.

Geograficamente, sono stati registrati miglioramenti in tutte le regioni monitorate dal programma. «Il maggiore aumento è stato registrato nell'Africa sub-sahariana, dove un quarto della popolazione ha ottenuto l'accesso all’acqua potabile di base, registrando un aumento di 15 punti percentuali, che ha portato al 61% la popolazione con accesso a servizi di base per l'acqua potabile». In altre parole, 328 milioni di persone nell'Africa sub-sahariana hanno avuto accesso a questi servizi negli ultimi 17 anni.

Altre due regioni a registrare una crescita a due cifre sono state l'Asia orientale e sud-orientale (+12%) e l'Asia centrale e meridionale (+11%). Ciò ha significato accesso ai servizi idrici per oltre un miliardo di persone in queste due regioni.

L'Oceania ha registrato il miglioramento più lento, con solo il 55% della popolazione con accesso ai «servizi di acqua potabile di base» nel 2017, il risultato più basso di tutto il globo.

Tuttavia, sono queste le tre aree prive dei servizi di base: 785 milioni di persone che usano ancora quelli che il programma chiama «servizi limitati», «fonti non migliorate» o – nella peggiore delle situazioni - «acqua di superficie». Sono 400 milioni di uomini, donne e bambini nell'Africa sub-sahariana, 161 milioni nell'Asia orientale e sudorientale e 145 milioni nell'Asia centrale e meridionale.

Un dato preoccupante descrive la situazione delle popolazioni dell'Africa sub-sahariana: 144 milioni di persone che ancora raccolgono acqua da fiumi, laghi e stagni, il metodo di approvvigionamento idrico classificato dal programma come più pericoloso.

Ogni paese dovrebbe garantire «servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro», ovvero acqua potabile e disponibile localmente, priva di contaminazione chimica.

E ancora oggi l’accesso a questi servizi è garantito solo nelle parti più sviluppate del mondo, prime fra tutte l'Europa e il Nord America.

La strada da percorrere per l’uguaglianza idrica è ancora lunga.