World Water Day 2020.

Acqua e cambiamento climatico: la chiave per salvaguardare il pianeta

26 Marzo 2020

Agire adesso. Perché acqua e cambiamento climatico sono strettamente interconnessi e le infrastrutture idriche rivestono un ruolo fondamentale per il nostro futuro. Il rapporto delle Nazioni Unite “Water and Climate Change”, pubblicato il 22 marzo scorso in concomitanza con il World Water Day, descrive gli impatti del cambiamento climatico sulle infrastrutture idriche e propone soluzioni per gestirli.

Inondazioni globali e precipitazioni estreme sono aumentate di oltre il 50% in questo decennio e si stanno verificando a una velocità quattro volte superiore rispetto al 1980. Nello stesso periodo, altri eventi climatici estremi come tempeste, siccità e ondate di calore sono aumentati di oltre un terzo e vengono registrati due volte più frequentemente rispetto al 1980. Questi fenomeni aumentano i rischi di danni alle strutture di approvvigionamento e distribuzione dell’acqua, possono causare inondazioni agli impianti di trattamento delle acque reflue e impedire i deflussi dei sistemi di drenaggio urbano.

Molti paesi (inclusi quelli più sviluppati) dipendono da infrastrutture obsolete (nel Regno Unito, ad esempio, il 75% delle reti idriche urbane ha più di 100 anni), progettate e costruite sulla base di serie temporali idrologiche fisse, prive di eventi idrici estremi. Il cambiamento climatico può quindi accrescere i rischi per le infrastrutture di acqua potabile, bene essenziale per l’igiene personale, come i recenti drammatici eventi legati alla pandemia Covid-19 stanno evidenziando.

L’aumento delle temperature favorirà il peggioramento della qualità dell’acqua a causa della maggiore diffusione di alghe nocive. Molti laghi ed estuari in tutto il mondo che forniscono acqua potabile a milioni di persone già oggi sono vittime di fioriture tossiche. In Cina oltre il 60% dei laghi soffre di eutrofizzazione, cioè l’arricchimento delle acque in sali nutritivi che provoca cambiamenti strutturali dell’ecosistema, l’impoverimento delle specie ittiche e la generale degradazione della qualità dell’acqua. Nel mondo, inoltre, oltre l'80% di tutte le acque reflue viene rilasciato nell'ambiente senza trattamento delle materie organiche che sono la principale fonte di emissione di gas. Questi fenomeni rendono necessari appositi interventi sulle infrastrutture di approvvigionamento e di purificazione dell’acqua.

Infrastrutture idriche ed energetiche devono lavorare insieme per ridurre gl’impatti del cambiamento climatico. L'uso dell'elettricità da parte del settore idrico è relativo all'estrazione (40%), al trasporto (25%) e al trattamento (20%) dell'acqua e acque reflue, consumi che rappresentano circa il 4% della produzione globale di elettricità. L'aumento dell'efficienza nell'uso dell'acqua, l’uso di fonti alternative, la riduzione dei consumi e delle perdite si traducono in minore consumo d’energia e quindi in minori emissioni di gas a effetto serra. È stato stimato che il settore idrico potrebbe ridurre il suo consumo globale di energia del 15% entro il 2040.

Il report suggerisce che vengano prese sempre di più in considerazione risorse idriche “non convenzionali”, prodotte senza intaccare le riserve di acqua dolce e con basso consumo di energia.

Il trattamento delle acque reflue è un'alternativa affidabile alle risorse idriche convenzionali per una serie di usi civili e industriali. Esso produce un duplice beneficio: riduce la quantità di energia necessaria per l’estrazione e l’uso dell’acqua e l’emissione di gas nocivi nell’atmosfera. Il biogas prodotto dai processi di trattamento delle acque reflue può essere recuperato e utilizzato per alimentare l'impianto di trattamento stesso, rendendolo neutro dal punto di vista energetico e migliorando ulteriormente il risparmio energetico

La dissalazione può aumentare l'approvvigionamento di acqua dolce e ridurre l’impatto climatico, se utilizza fonti energetiche alternative. È stato stimato che nel 2030 l’utilizzo di fonti quale il solare fotovoltaico e l’eolico possono causare una riduzione del 50% dei prelievi d'acqua nel Regno Unito, di oltre il 25% negli Stati Uniti, in Germania e Australia e di oltre il 10% in India.