Water big data: come le nuove tecnologie basate sull’uso dei dati e sull’internet of things stanno cambiando il settore dell’approvvigionamento e distribuzione dell’acqua

Il settore idrico sta iniziando ad utilizzare le tecnologie digitali per affrontare il tema della scarsità d'acqua

22 marzo 2019
L’acqua non è mai abbastanza e quella che c’è rischia di essere in parte dispersa per via dell’arretratezza delle infrastrutture e degli impianti che dovrebbero gestirla. Secondo i calcoli della Banca Mondiale ogni anno nel mondo si perde dal 25 al 30% delle risorse di acqua trattate dalle utility del settore, per un valore economico che tocca i 14 miliardi di dollari.

Un problema diffusissimo ad ogni latitudine che può trovare una risposta nei big data e nell'Internet of Things (IoT). L'uso delle tecnologie sta infatti mutando lo scenario per l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua nei centri urbani e per usi agricoli e industriali. Gestione dei dati, analisi esplorativa, visualizzazione dei dati e algoritmi predittivi consentono la scoperta di importanti caratteristiche comportamentali di infrastrutture altamente complesse, permettendo quindi di conoscere in anticipo problemi di fornitura, guasti e perdite.

Gli investimenti digitali nel settore delle acque e delle acque reflue cresceranno in maniera esponenziale. Secondo un nuovo rapporto di Global Water Intelligence (GWI), il mercato globale dei sistemi di controllo e monitoraggio passerà dai 21,3 miliardi di dollari nel 2016 ai 30,1 miliardi di dollari nel 2021. Gli investimenti per la gestione avanzata dei big data cresceranno ancora più velocemente, con un tasso annuo dell’11,9%. Nel settore delle utility la spesa per soluzioni digitali e intelligenti è stimata in 17,7 miliardi di dollari nel 2018.

Il rapporto del GWI mostra che il più grande mercato per i sistemi di controllo e monitoraggio dell'acqua mediante i big data è rappresentato dall’Asia e dai paesi del Pacifico. La spesa complessiva di queste due aree dovrebbe raggiungere i 10,3 miliardi di dollari nel 2021, trainata dalla crescita delle popolazioni urbane, in particolare in Giappone, Malesia e Filippine. A causa dell'invecchiamento dell'infrastruttura di rete e degli impianti di trattamento la domanda di queste soluzioni sta aumentando anche in Nord America e in Europa.

Uno degli esempi più significativi di applicazione dei big data all’acqua non a caso è stato introdotto in India, a Bangalore, la Silicon Valley indiana.

Il Bangalore Water Supply and Sewerage Board (BWSSB) utilizza i dati per gestire, monitorare, supportare e fornire l'approvvigionamento idrico della città. La massiccia crescita della popolazione di Bangalore (da 5,4 milioni nel 2000 agli oltre 10 milioni di oggi) ha messo a dura prova i sistemi di approvvigionamento idrico e di distribuzione della città. BWSSB ha realizzato un dashboard operativo, che funziona da "centro di comando" per la gestione delle reti di approvvigionamento idrico della città. Poiché circa il 45% dell'acqua erogata dal BWSSB non è disponibile per il consumo finale, l'implementazione di questa soluzione ha contribuito a minimizzare il rischio di furto rilevando sostanziali cambiamenti nel flusso dell'acqua attraverso il monitoraggio in tempo reale.

Anche la Silicon Valley californiana si sta sempre di più interessando al tema dei “water big data”. Techcrunch, la bibbia del settore che analizza i dati e le tendenze nel mondo delle start-up ha scritto che «le aziende che stanno lavorando nel settore dei big data per l’acqua hanno maggiori possibilità di generare valore per i propri investitori».

A questo proposito due sono gli esempi forse più significativi: il primo riguarda la società WaterSmart che si è prefissata l’obiettivo di cambiare il modo in cui il mondo usa l'acqua, una mission che gli è valsa il prestigioso Technology Pioneer del World Economic Forum nel 2016. Per raggiungere tale obiettivo l’azienda utilizza un insieme di soluzioni in cloud che ogni utente di utility può scaricarsi sul proprio smartphone, al fine di monitorare in tempo reale il proprio utilizzo dell’acqua. Tali informazioni consentono alle utilities di avere masse di dati sulle modalità di utilizzo da parte degli utenti prima impensabili, prevedendo quindi picchi di consumo, favorendo la rilevazione di perdite e il monitoraggio real-time, e ai consumatori di poter risparmiare attraverso un uso più corretto di questo bene prezioso.

Il secondo esempio riguarda invece la società israeliana TaKaDu, anch’essa riconosciuta Technology Pioneer dal World Economic Forum. L’azienda è un fornitore di software che, attraverso una combinazione di tecnologia Internet of Things (IoT) e analisi dei big data, consente alle utility di rilevare, analizzare e gestire eventi e incidenti di rete quali perdite, esplosioni, attività difettose, problemi di dati e telemetria, guasti operativi, permettendo significativi risparmi gestionali alle utility.

Due esempi concreti di come la tecnologia, unita a una visione di lungo periodo, possano contribuire a proteggere una delle risorse più preziose del nostro pianeta.