World Water Forum:
l’acqua è un bene di interesse comune e deve essere tutelato da un corpus di norme giuridiche condivise fra i vari Stati

18 Aprile 2019

Il World Water Forum 2018 di Brasilia, che ha visto la partecipazione di oltre centoventimila persone, ha avuto come focus il grave problema della scarsità d’acqua in vaste aree del pianeta, elemento che andrà peggiorando nei prossimi anni a causa dell’aumento della popolazione e della richiesta di standard di qualità della vita sempre più alti.

Fra le novità di questo forum ne segnaliamo una molto importante: per la prima volta oltre 80 giudici ed esperti, provenienti da 57 paesi, hanno discusso sulle problematiche legali legate al tema dell’acqua. Questa risorsa, sempre più preziosa, è diventata infatti oggetto di dispute che coinvolgono organizzazioni, paesi e popolazioni, causando spesso drammatici conflitti.

Fino a oggi i singoli Stati, compresi quelli dell’Unione Europea, avevano sempre agito, in tema di tutela legale dell’acqua, sulla base di norme spesso datate o non in grado di essere realmente efficaci nel nuovo scenario, che vede questa risorsa sempre più minacciata da interessi globali.

Era quindi necessario sviluppare un documento che contenesse i principi generali a cui il potere giuridico si dovrebbe ispirare nelle questioni legali legate all’acqua. È nato così il Charter of Brasilia, una carta fondante in cui sono esplicitati tali fondamenti.

Il primo e più importante afferma che l’acqua è un bene di interesse pubblico. Questo principio implica che tutti gli Stati debbano fare il massimo degli sforzi per preservare questo elemento naturale.

Tutti gli altri principi rafforzano questo concetto, fornendo alcune indicazioni di massima per un corretto operato a livello individuale e collettivo. Ne ricordiamo alcuni:

  • visto lo stretto legame fra suolo e acque, preservare l’integrità dell’ecosistema è un obbligo per tutti coloro che hanno un diritto di utilizzo del suolo e dell’acqua
  • ogni sforzo deve essere fatto per preservare gli usi tradizionali dell’acqua da parte delle popolazioni tribali
  • il principio della precauzione è fondamentale: tutte le misure di protezione di questo bene devono essere fatte in via cautelativa ex-ante
  • coloro che creano inquinamento delle acque devono rimborsare in toto i costi causati alla salute e all’ambiente
  • coloro che usano l’acqua per commercio e industria devono pagarne l’utilizzo sulla base dell’intero ciclo di costi necessari per fornire e preservare questo bene
  • i giudici devono valutare le attività fraudolente o dannose nell’uso dell’acqua non solo in maniera puntuale, ma nella complessità dei danni ambientali causati.

Questi principi dovranno essere poi calati nelle norme giuridiche dei singoli Stati. Si tratta di un passo fondamentale perché il futuro della conservazione di questa risorsa passa sempre di più dalla consapevolezza che tutte le nostre risorse naturali, in primis l’acqua, non sono illimitate e devono essere tutelate.

Le norme giuridiche però non bastano e non a caso la Carta si chiude con un appello: è necessario moltiplicare gli sforzi perché le conoscenze scientifiche in tema di acqua siano sempre più diffuse, non solo in ambito legale, al fine di accrescere la consapevolezza dei rischi che corriamo con un uso sconsiderato di questo bene.